Un primo orientamento
Domande e risposte per orientarti con più chiarezza
In questa pagina trovi alcune risposte a domande semplici ma importanti, che possono aiutarti a orientarti con più tranquillità. Non sostituiscono un contatto diretto, ma possono offrire un primo chiarimento su alcuni aspetti pratici e sul senso di un primo passo.
Se hai un dubbio specifico o non sai bene da dove iniziare, può essere comunque utile scrivere anche solo per un primo contatto.
Quando può essere utile
contattarmi?
Può essere utile contattarmi quando senti il bisogno di un primo orientamento, quando desideri capire se questo possa essere uno spazio adatto alla tua situazione o quando vuoi valutare la possibilità di un primo colloquio.
Non è necessario avere già tutto chiaro né trovare subito le parole giuste: anche un primo contatto può servire semplicemente a iniziare a mettere a fuoco ciò che stai vivendo. Il percorso può essere valutato online oppure in presenza presso lo studio.
La fine del percorso
Le domande che possono aiutarti a orientarti
Qui trovi risposte ai dubbi più comuni sul primo colloquio, sul funzionamento del percorso, sulla privacy e sulle paure che possono accompagnare l’idea di iniziare una terapia.
Prima di iniziare
Ho già fatto terapia e non ha funzionato. Perché dovrebbe funzionare adesso?
Perché il risultato dipende dall'incontro tra te e il terapeuta, non solo dalla tecnica. Se non hai trovato la persona giusta, o il momento giusto, non significa che la terapia non faccia per te. Il primo colloquio serve anche a capire se quello che offro risponde a quello di cui hai bisogno adesso.
Devo essere in crisi per venire, o posso venire anche se "sto abbastanza bene"?
Puoi venire quando senti che qualcosa non torna — anche se non sai definirlo, anche se gli altri ti dicono che non hai motivo di stare male. Non esiste una soglia minima di sofferenza per meritare aiuto.
Come faccio a sapere se ho bisogno di un terapeuta o di uno psichiatra?
In sintesi: uno psichiatra valuta e prescrive farmaci, uno psicoterapeuta lavora attraverso la relazione e il dialogo. Spesso le due figure si integrano. Se hai dubbi, me lo dici al primo colloquio e ti oriento io.
Come funziona
Quanto dura un percorso?
Non te lo so dire prima di conoscerti — e diffida di chi te lo promette. Dopo il primo colloquio ti do una stima onesta. Alcune persone raggiungono quello che cercano in pochi mesi, altre scelgono un lavoro più lungo. Decidiamo insieme e rivediamo la rotta man mano.
Quanto costa una seduta? Perché il terapeuta costa quello che costa?
60 euro. Il costo riflette anni di formazione, supervisione continua e il peso di un lavoro che non finisce fuori dalla stanza. Se il costo è un ostacolo reale, parliamone: posso indirizzarti verso percorsi a tariffa agevolata se la situazione economica lo richiede.
Terapia online o in presenza — fa differenza?
La ricerca dice di no, se la relazione funziona. L'online non è terapia di serie B: è uno strumento diverso, non inferiore. Alcune persone lavorano meglio da casa propria, in uno spazio che sentono sicuro. Altri preferiscono la presenza fisica. Ne parliamo e troviamo quello che funziona per te.
Posso venire con il mio partner o con un familiare?
Puoi venire accompagnato al primo colloquio, se ti fa sentire più a tuo agio — ma chi ti accompagna aspetta fuori. Lo spazio della terapia è tuo, e per funzionare ha bisogno di confini chiari: è lì che si costruisce la fiducia. Se vuoi lavorare su una relazione di coppia o familiare, esiste un setting specifico per quello — e ne parliamo insieme.
Cosa succede in seduta
Cosa pensi davvero di me mentre parlo?
Sto cercando la logica interna del tuo mondo — non sto valutando se sei una brava persona. Se prendo appunti, non è per darti un voto: è per non perdere i fili preziosi del tuo racconto.
Dovrò parlare della mia infanzia per forza?
No, a meno che tu non voglia — o che non emerga naturalmente. Partiamo da dove sei adesso, non da dove sei stato.
Potrebbe peggiorare prima di migliorare?
A volte sì, e preferisco dirtelo subito. Guardare certe cose da vicino può fare sentire di più, almeno all'inizio. Non è un segnale che qualcosa va storto: è spesso il segnale che stiamo toccando qualcosa di vero.
Come faccio a sapere se sta funzionando?
Te lo chiedo io, periodicamente. Il cambiamento reale si vede spesso fuori dalla stanza prima che dentro — nelle scelte che fai, nelle reazioni che non hai più, in quello che non ti pesa come prima.
Privacy e confini
Sei tenuto/a al segreto professionale? Cosa rimane tra noi?
Tutto quello che mi dici è coperto dal segreto professionale, tutelato dalla legge e dal Codice Deontologico. Le uniche eccezioni previste dalla legge sono situazioni di rischio grave e immediato per la tua vita o quella di altri — e anche in quel caso, te ne parlerei prima.
Se ci incontriamo per strada, come ci comportiamo?
Per proteggere la tua privacy, non ti saluterò per primo. Non è maleducazione: è il mio dovere professionale. Se vuoi salutarmi, ne sarò felice — ma sei tu a decidere se vuoi far sapere agli altri chi sono. Se vuoi parlarne nella seduta successiva, lo faremo.
Puoi diventare mio amico/a?
Il nostro rapporto è unico proprio perché non è un'amicizia — e questo è il suo punto di forza. Un amico ti vuole bene e ti protegge. Io posso permettermi di dirti le cose scomode perché il mio compito non è piacerti, ma aiutarti. È un tipo di relazione raro.
Le paure vere
Penserai che sia pazzo/a o mi giudicherai per quello che ho fatto?
In terapia non esiste "pazzia": esistono strategie di adattamento che non funzionano più. Il mio studio è una zona franca. Non sono qui per darti un voto, ma per capire insieme a te perché certe scelte hanno senso nel tuo contesto.
Quello che ti racconterò è davvero il peggio che hai sentito?
Probabilmente no. Dopo anni di lavoro, ho scoperto che le cose che le persone pensano siano uniche nel loro genere sono spesso più comuni di quanto immaginino. Non perché il tuo dolore non sia reale — ma perché la sofferenza umana ha radici sorprendentemente simili.
Ti importa davvero di me, o è solo lavoro?
Entrambe le cose, e non si escludono. Mi importa davvero — e mi impegno professionalmente affinché quell'importarmi sia utile per te, non solo caldo. La differenza tra cura e professionalità non è freddezza: è responsabilità.
E se non mi piacessi come persona?
È una domanda legittima. Il primo colloquio serve anche a capire se c'è la chimica giusta. Se non la senti, te lo dico io per primo — e ti aiuto a trovare qualcuno più adatto. Non è un fallimento, è professionalità.
La fine del percorso
E se volessi smettere? Mi sentirò in colpa?
Il mio obiettivo è diventare inutile per te. Se senti di voler smettere, parliamone apertamente: fa parte del processo. Non mi offendo — anzi, spesso è il segnale che stiamo raggiungendo il traguardo.
Diventerò dipendente dalla terapia?
Il mio obiettivo è l'opposto: che tu abbia sempre meno bisogno di me. Una buona terapia finisce — e la fine è parte del percorso, non un abbandono.
La domanda aperta
C'è qualcosa che non ho scritto qui e che ti preoccupa?
Probabilmente sì. Quella domanda che non hai ancora formulato è spesso la più importante. Scrivimi.
Un primo colloquio può essere un punto di partenza
Se desideri un primo confronto, puoi contattarmi per concordare un primo colloquio e valutare insieme da dove iniziare.